Palazzo del Monte

L’edificio risale al Dodicesimo secolo e racchiude una storia ricchissima di aneddoti, fulcro del centro storico e muto testimone delle lotte e delle trasformazioni che hanno interessato la città nel corso dei secoli.

Indirizzo e contatti

piazza del Monte - 42121 Reggio nell'Emilia
Sito web - Website GiraReggio

Orari

Il piano terra è accessibile negli orari di apertura del negozio "Calliope".

Come arrivare

Il palazzo si trova in centro storico e si affaccia su piazza del Monte.

Notizie storiche

Palazzo tra i più importanti per la storia della città, ospitò il Comune fino all'inizio del secolo XV quando l'istituzione si trasferì dal lato opposto della piazza, dove si trova tuttora. La primitiva costruzione risale alla fine del sec. XII ed era collegata con un ponticello coperto al Palazzo del Capitano del Popolo (abbattuto nel 1915), altra magistratura comunale che aveva sede nel vicino palazzo.

Nel 1494, il Palazzo ospitò il Monte di Pietà mentre, al piano terra, si trovavano alcune botteghe e un servizio di cambio valuta. L’orologio della torre, datato 1481, fu creato da Gianpaolo Ranieri, lo stesso che realizzò l’orologio di piazza San Marco a Venezia. Il suo sofisticato meccanismo mostrava un’immagine della Madonna. Ora, alcune parti sono conservate ai Musei Civici di Reggio Emilia. Dal 1500 fino al 1700 fu sede del primo teatro cittadino che contava 800 posti. Gli spettacoli ebbero così tanto successo che il teatro venne allargato con una struttura in legno su piazza del Monte. Il modellino dell’antica struttura è conservato negli archivi del teatro Valli. La Meridiana, invece, risale al 1847 ed è di tipo geografico, con la caratteristica di indicare il mezzogiorno di alcune capitali europee.

Il palazzo si presenta oggi completamente rinnovato grazie a un elegante e moderno allestimento degli interni, curato tra il 1981 e il 1985 dagli architetti Afra e Tobia Scarpa e alla recente restauro della facciata che ha portato alla luce lo stemma comunale circondato da nastri e racemi vegetali . Oggi ospita un negozio di abbigliamento ed è la sede della Fondazione Manodori.

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Il primo Teatro cittadino

Il primo luogo teatrale ufficiale dei cittadini reggiani è stato la Sala delle adunanze del Pubblico consiglio nel vecchio palazzo Comunale (conosciuto oggi come Palazzo del Monte): si trattava di un'ampia sala rettangolare posto al primo piano dell'antico Palazzo del Comune, forse il più ampio ambiente pubblico esistente in città. L'impiego di un ambiente pubblico per usi teatrali era un fenomeno abbastanza diffuso all'epoca sia in Italia che all'estero, soprattutto in Francia. L'occasione di attrezzare questa sala per ospitarvi le rappresentazioni teatrali si presentò all'aristocrazia cittadina nel 1568, per la visita alla duchessa Barbara d'Austria, figlia dell'imperatore Ferdinando e nipote di Carlo V, andata in sposa ad Alfonso II d'Este. Per l'occasione si decise di mettere in scena l'Alidoro, del reggiano Gabriello Bombace.

La sala rettangolare si trovava sul lato est del Palazzo verso la strada che univa la via Emilia alla Piazza Grande e si sviluppava in altezza tra il secondo ed il terzo piano. Il teatro "fabbricato" all'interno della sala era costruito molto probabilmente da una gradinata in legno appoggiata sui tre lati della parete e da un palco.

La tipologia architettonico.ambientale messa a punto con la Sala delle Commedie, tipico esempio di teatro di corte, era destinata a perdurare fino a quando, sopravvenuta nei teatri la "gestione pubblica", le esigenze impresariali richiesero uno sfruttamento ulteriore dello spazio. Già a partire dal 1610 nei registri comunali susseguirono, con crescente frequenza, richieste di modificare la struttura della sala aggiungendo comodità per il pubblico e di apportare migliorie al palcoscenico, al disordinato crescere di palchetti e scale per accedervi. La comunità incaricò quindi un perito a conoscenza delle tecniche teatrali per mettervi ordine: Gaspare Vigarani, l'inventore delle recenti "macchine sacre" per la processione della Madonna della Ghiara, l'architetto che aveva collaborato alla costruzione del teatro Farnese e che fu poi chiamato, insieme al figlio, direttamente alla corte del re di Francia Luigi XIV. La pressante necessità, che si manifestò intorno al 1630, di dare una maggiore capienza al locale, per soddisfare le richieste di un pubblico sempre più numeroso, spinse il Consiglio a promuovere una ristrutturazione radicale dell'ambiente, che venne portata a termine nel 1637. E' probabile che il Vigarani, in quegli anni impegnato nella progettazione e costruzione del Teatro della Spelta a Modena, abbia partecipato attivamente anche alla trasformazione dell'antica Sala delle Commedie in un teatro vero e proprio.

Il modello, ricostruito sulla base di numerosi documenti d'archivio, mostra un ambiente aderenta alla nuova tipologia teatrale che, elaborata in area emiliana, stava trasformandosi in quel "teatro all'italiana" destinato a successo e diffusione europea. Una cavea a U, attorno alla quale sono distribuiti in assetto verticale quattro ordini di palchi collegati da pilastri e serviti da un corridoio retrostante. I singoli palchi o logge erano tutti separati da tramezzi e potevano contenere da 4 a 6 persone. Ogni palco era contrassegnato e ornato con lo stemma della famiglia gentilizia proprietaria. I fregi e i tratti cromatici che ornavano gli stemmi delle famiglie dipinti sulle facciate dei palchi erano sufficienti a portare all'insieme ambientale un gradevole contributo decorativo, già di gusto barocco. Complessivamente si contavano 100 palchi, in platea venivano piazzate di volta in volta panche e scanni. La porta di ingresso si trovava sul fondo del teatro al centro.

L'impianto della sala rimase sostanzialmente invariato nel corso del Settecento (ad eccezione della ricostruzione del tetto, che migliorò sia l'acustica che la temperatura dell'ambiente). Poco si sa della parte relativa al palcoscenico. Un solo dato è documentato in modo preciso: nella seconda metà del Seicento, per la necessità di ricavare maggior spazio richiesto dalle macchine che muovevano un numero sempre più considerevole di scene, si decise di sfondare il muro del palcoscenico per costruirvi un "gabbione" che si rivelò utile e funzionale alle nuove esigenze della scenotecnica barocca.

Modellino della Sala delle Commedie nel Palazzo del Monte (1 foto) e della successiva trasformazione in teatro.

Progetto e realizzazione: Sandro Galleri e Giorgio Berretti
Ricerche e consulenza storica: Elvira Garbero Zorzi
Proprietà: Fondazione I Teatri Reggio Emilia

Il fabbricato fu sede del Comune in epoca medievale. Nel 1494, quando Reggio Emilia contava 10mila abitanti, ospitò il Monte di Pietà mentre, al piano terra, si trovavano alcune botteghe e un servizio di cambio valuta. L’orologio della torre, datato 1481, fu creato da Gianpaolo Ranieri, lo stesso che realizzò l’orologio di piazza San Marco a Venezia. Il suo sofisticato meccanismo mostrava un’immagine della Madonna. Ora, alcune parti sono conservate ai Musei Civici.
Dal 1500 fino al 1700 fu sede del teatro cittadino che contava 800 posti. Gli spettacoli ebbero così tanto successo che il teatro venne allargato con una struttura in legno su piazza del Monte. Il modellino dell’antica struttura è conservato negli archivi del teatro Valli. La Meridiana, invece, risale al 1847 ed è di tipo geografico, con la caratteristica di indicare il mezzogiorno di alcune capitali europee.

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