Orari

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Palazzo Pratonieri nel tempo

Edificato nel '500 per volontà della famiglia Pratonieri, forse ad opera di Bartolomeo Spani (architetto e scultore).
L’assetto urbanistico dell’area su cui sorgeva il palazzo era, nel Cinquecento, molto differente da oggi.
Dai documenti storici si evince che era presente una fitta rete di canali che solcava la città a cielo aperto e che veniva sfruttata da numerose ruote di mulini.
La prima ristrutturazione di Palazzo Pratonieri avvenne all’inizio dell’Ottocento, su progetto di Domenico Marchelli.
In questa occasione, fu spostato l’ingresso principale, originariamente su via del Torrazzo, nell’attuale posizione, su via Toschi.
Nel 1880, l’ultimo discendente della famiglia, Alessandro Vezzani Pratonieri, cedette la proprietà alla Cassa di Risparmio di Reggio Emilia che ne fece la propria sede.
Nei primi anni del '900 gli ambienti interni dell'edificio furono rinnovati completamente. I progettisti furono affiancati da una commissione artistica presieduta dal pittore Gaetano Chierici.
I lavori ritardati a causa della guerra, terminarono nel 1916, anno dell’inaugurazione ufficiale.
Dal 1916 al 2006 Palazzo Pratonieri rimase sede della Cassa di Risparmio.
In seguito ai danni provocati da eventi sismici, l’edificio divenne inagibile e restò inutilizzato per alcuni anni.
Nel 2016, a esattamente cento anni dalla grande ristrutturazione novecentesca, UniCredit avviò un nuovo e accurato intervento di restauro, restituendo al palazzo il suo antico splendore.

Gli esterni

All’esterno Palazzo Pratonieri conserva intatto l’elegante aspetto tardo ottocentesco acquisito con la ristrutturazione voluta dalla Cassa di Risparmio di Reggio Emilia nel 1882, su progetto dell’ingegnere Pio Casoli.
La facciata è caratterizzata da una raffinata scansione architettonica: bugne lisce incise nell’intonaco si susseguono regolarmente, mentre le finestre a tutto sesto sono impreziosite da cornici in terracotta a punta di diamante.
Al piano nobile, archetti pensili e testine ornamentali arricchiscono ulteriormente il prospetto.
In alto, un elegante cornicione decorato con formelle raffiguranti api – simbolo di operosità e risparmio – richiama l’identità storica della Cassa di Risparmio.

L’atrio monumentale

La grande ristrutturazione del 1916, giudicata da alcuni critici dell’epoca eccessivamente invasiva, rappresentò in realtà un momento straordinario per l’arte e l’artigianato reggiano.
Il palazzo divenne il più grande cantiere monumentale della città, una vera e propria Scuola di Arti e Mestieri.
L’atrio accoglie il visitatore con un prezioso soffitto ligneo a cassettoni, stucchi raffinati, marmi, serramenti in legno e un monumentale portale d’ingresso, realizzati dai migliori artigiani del tempo.
Ai lati dell’atrio centrale si trovano due mezzi busti bronzei su piedistalli marmorei raffiguranti Matteo Maria Boiardo e Ludovico Ariosto, omaggio alle grandi figure della cultura reggiana.

La Sala delle Vittorie

La Sala delle Vittorie è uno degli ambienti più suggestivi del palazzo.
La sua architettura è studiata per correggere la forma irregolare dello spazio, creando l’illusione di una sala perfettamente rettangolare.
Le pareti laterali sono decorate da sculture di Enrico Prampolini: ai quattro angoli, i Telamoni simboleggiano la fatica del lavoro umano, mentre le Vittorie alate, che danno il nome alla sala, rappresentano il successo conquistato attraverso l’impegno e il risparmio.
Il soffitto vetrato, decorato con il motivo ricorrente dell’ape, ribadisce il forte valore simbolico legato all’operosità.

La Sala della Piramide

La Sala della Piramide costituisce il collegamento tra il nucleo originario di Palazzo Pratonieri e l’ex Casa della Congregazione di Carità, acquistata nel 1924 e inglobata tra il 1925 e il 1927.
Le lesene marmoree decorate con inserti in foglia d’oro sorreggono una volta a specchio ornata da motivi esagonali, evocazione dell’alveare e del lavoro collettivo.
Le sfere sovrastanti, rivelatesi lampade in vetro piombato, contribuiscono alla raffinata illuminazione dell’ambiente.
La sala prende il nome dalla spettacolare piramide vetrata sovrastante, inserita durante i restauri più recenti, che dona luce e respiro all’intero spazio.
Di grande interesse anche una colonna in arenaria del XVI secolo, testimonianza dell’edificio preesistente.

La Sala del Pubblico

Cuore monumentale del palazzo, la Sala del Pubblico è un capolavoro neo-rinascimentale, progettato dal professor Collamarini e ispirato all’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, nato a Reggio Emilia.
La sala è impreziosita da lacunari in vetro dipinto e da bassorilievi in bronzo di Cirillo Manicardi, con capitelli e fregi dedicati alle fantasie ariostesche e al tema del lavoro umano come fondamento della civiltà.
Un elemento unico è l’iscrizione epigrafica continua che corre sotto l’architrave, leggibile senza interruzioni da qualsiasi punto si inizi la lettura.
Sotto il lucernario si sviluppa un fregio pittorico continuo, sempre opera di Manicardi, composto da dodici tavole: un racconto per immagini che va dall’allegoria della pace al lavoro nei campi, dalla vita di paese fino alla ferrovia, simbolo di modernità e progresso.

Contatti

Via Toschi, 9 - 42121 Reggio Emilia

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