Foto: Stati Estensi
Foto: Stati Estensi

Orari

Durante gli orari di apertura della biblioteca medica.

L’attuale Palazzo Rocca Saporiti, che prende il nome dall’ultima famiglia proprietaria, nasce come dimora di campagna e raffinato casino delle delizie della famiglia Ancini, che nel 1498 acquistò un terreno sul quale sorgeva una torre medievale fortificata.
Fin dalle origini, il complesso fu pensato come luogo di quiete e rappresentanza, immerso nella campagna ma strategicamente vicino alla città.
La sua posizione rispecchia perfettamente i principi classici delle ville suburbane, codificati già nell’antichità da Plinio e Vitruvio e ripresi in età umanistica: una residenza appena fuori dalle mura, prossima a un corso d’acqua, con vista sulle montagne, ideale per l’otium agreste, inteso come rigenerazione dello spirito lontano dagli impegni politici e civili della vita urbana.
L’aspetto architettonico attuale è il risultato di progressivi ampliamenti, che si susseguono nel tempo e culminano a metà del Seicento, quando viene impostata l’attuale facciata, trasformando l’originaria villa rustica in una raffinata residenza di campagna.
Un momento di particolare prestigio è legato al soggiorno del cardinale Rinaldo I d’Este, vescovo di Reggio Emilia tra il 1651 e il 1660.
Alla sua presenza è tradizionalmente attribuita la realizzazione della scala esternache taglia il loggiato, elemento architettonico di grande impatto scenografico.
Nel corso dell’Ottocento, Enrichetta Ancini lasciò il palazzo in eredità a Luigi Ancini, primo sindaco di Reggio Emilia nel 1859.
In questo periodo si registra un progressivo disinteresse verso la dimora, che viene anche abitata in affitto dal vescovo Guido Rocca Saporiti, dal quale prenderà il nome definitivo.
Con l’avvento dell’Italia post unitaria, mantenere una lussuosa dimora di campagna come questa divenne sempre più difficile.
Le requisizioni napoleoniche che avevano colpito l’aristocrazia e la nuova affermazione dei valori borghesi resero complicato giustificare l’esistenza di residenze così imponenti, simbolo di un mondo ormai in trasformazione.
Nel 1885, con un testamento destinato a segnare una svolta nella storia dell’edificio, Giovanni Ancini, figlio di Luigi Ancini – primo sindaco di Reggio Emilia – lasciò il palazzo in eredità alla Congregazione di Carità, riservando alla famiglia solo la quadreria, l’archivio e la biblioteca.
L’istituzione, tuttavia, faticò inizialmente a individuare una funzione adeguata per questo prezioso complesso: nel 1891 il Casino e il giardino vennero così concessi in affitto al conte Luigi Rati Opizzoni, prima di essere acquistati nel 1904 dal conte Alessandro Rocca Saporiti, dal quale il palazzo prese definitivamente il nome.
Passato successivamente al marchese Ippolito Gropallo Rocca Saporiti, l’edificio tornò nuovamente al centro dell’interesse della Congregazione di Carità, che lo acquistò nel 1929 valutandoinizialmente di trasformarlo in tubercolosario, progetto poi abbandonato per ragioni igieniche e ambientali: si temeva infatti che un sanatorio collocato all’ingresso sud della città potesse compromettere aria e acqua.
Si preferì quindi destinare a tali funzioni la zona dell’Ospizio, dove già sorgeva l’Istituto San Lazzaro.
Nei decenni successivi il cosiddetto “Casinazzo” conobbe un progressivo declino.
Al piano inferiore trovò temporaneamente posto qualche aula della Scuola Elementare di San Pellegrino, mentre altre parti dell’edificio furono suddivise in modeste abitazioni popolari.
L’assenza di una funzione stabile portò inevitabilmente a un crescente stato di abbandono, protrattosi fino al 1970, quando un provvedimento di tutela della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici dell’Emilia-Romagna pose le basi per la salvaguardia e il recupero dell’edificio, avviando il percorso che ha restituito Palazzo Rocca Saporiti al patrimonio storico della città.
Di straordinario interesse sono gli affreschi del grande salone, oggi attribuiti a Orazio Perucci e alla sua bottega.
Secondo gli studi più recenti, il ciclo pittorico risalirebbe intorno al 1590, forse realizzato in occasione delle nozze tra Girolamo Ancini e Ginevra Patrini, e rappresenta uno dei momenti più alti della decorazione manierista in ambito residenziale extraurbano.

Oggi Palazzo Rocca Saporiti si presenta come un luogo finalmente ritrovato: testimonianza preziosa della cultura della villa rinascimentale e seicentesca, capace di raccontare il rapporto tra aristocrazia, paesaggio e storia sociale del territorio reggiano.

Contatti

Viale Murri, 7 - 42123 Reggio Emilia

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