Lunghezza
5 km circa
Durata
1 ora circa
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Tutti

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Reggio Emilia è la culla del Tricolore, il luogo in cui, nel 1797, venne scelto per la prima volta il vessillo che ancora oggi unisce tutti gli italiani.
Questo itinerario accompagna il visitatore alla scoperta dei luoghi, delle persone e degli ideali che hanno trasformato una piccola città del Ducato Estense nel cuore pulsante del primo sogno d’Italia.

1. Gli Estensi e le arti della città

Alla fine del Settecento, Reggio Emilia apparteneva al Ducato Estense, con capitale Modena.
Le guerre e le crisi economiche avevano messo in ginocchio la città, un tempo florida grazie alla seta e alla lana.
Fu Lucrezia Borgia, nel Cinquecento, a introdurre l’arte della seta, che rese Reggio un centro manifatturiero d’eccellenza.
Ma senza il Canale Maestro, motore di filatoi e tintorie, tutto ciò non sarebbe stato possibile.

Tracce di questo passato industrioso sopravvivono nei palazzi delle antiche corporazioni:

  • Il Palazzo dei Mercanti del Panno, con il suo elegante capitello a forma di ariete;

  • Il Palazzo Busetti, raffinato edificio seicentesco ispirato ai modelli romani, costruito da una famiglia di ricchi mercanti di seta.

Questi luoghi raccontano la laboriosità e l’ingegno di una città che, da sempre, vive di arte e intraprendenza.

2. Il vento del cambiamento

Alla fine del Settecento, cresceva in città il malcontento politico.
Nel 1796, con l’arrivo delle truppe napoleoniche, il Duca d’Este abbandonò Modena e i reggiani accolsero il nuovo spirito di libertà.
Simbolo di questo periodo è l’Arco del Follo, costruito tra il 1797 e il 1805 su disegno dell’architetto Domenico Marchelli per celebrare il passaggio di Napoleone.
Le sue decorazioni neoclassiche, ghirlande d’alloro, festoni e due splendidi angeli, raccontano un’epoca di fervore e speranza, quando la città iniziò a sognare il futuro.

3. L’albero della libertà

Il 26 agosto 1796, sulla piazza principale di Reggio Emilia, comparve l’“albero della libertà”, simbolo della fine del dominio ducale e della nascita della Repubblica Reggiana.
Sulle facciate degli edifici, l’aquila estense lasciò il posto al nuovo stemma comunale, ancora oggi visibile sull’edificio dell’ex orfanotrofio femminile (attuale Istituto San Vincenzo).
È l’unica testimonianza pittorica superstite di quel momento fondativo, quando Reggio divenne una città libera e repubblicana.

4. La Repubblica Cispadana

Pochi mesi dopo, tra ottobre e dicembre 1796, Reggio e le altre città dell’Emilia parteciparono alla nascita della Repubblica Cispadana, primo esperimento politico unitario dell’Italia moderna.
In quei giorni, a Reggio avvenne anche un gesto di grande valore simbolico: l’abbattimento dei portoni del Ghetto ebraico, che segnò l’inizio dell’emancipazione della comunità ebraica.
Il Ghetto, istituito nel 1669 per volontà della duchessa Laura Martinozzi, occupava l’area tra via dell’Aquila, via Monzermone, via Caggiati, via della Volta, via Gennari e via San Rocco.
Con Napoleone, quelle porte si aprirono per sempre: un segno di libertà e uguaglianza che anticipava i valori del nuovo secolo.

5. La nascita del Tricolore

Il 27 dicembre 1796, nella Sala del Congresso del Palazzo Comunale, si riunì per la prima volta il Parlamento della Repubblica Cispadana.
E il 7 gennaio 1797, su proposta di Giuseppe Compagnoni, venne scelto il Tricolore come bandiera ufficiale: verde, bianco e rosso, simbolo di libertà e unione.
I colori avevano origini militari:

  • Bianco e rosso provenivano dallo stemma di Milano;

  • Verde era il colore delle uniformi della Guardia civica milanese.

Quella giornata segnò la nascita della bandiera italiana, destinata a diventare il simbolo di un popolo intero.

6. La bandiera proibita

Dopo il Congresso di Vienna (1815), il Tricolore fu vietato, ma continuò a sventolare clandestinamente come segno di libertà.
Anche l’arte ne custodì il ricordo: nella volta del Teatro Municipale Valli, il pittore Domenico Pellizzi nascose tra le figure allegoriche un omaggio segreto alla bandiera nazionale.
Si racconta che l’affresco dedicato alla Coreografia, dipinto nei toni del verde, bianco e rosso, fosse ben visibile da tutto il teatro, tranne che dal Duca d’Este, il cui palco reale era oscurato dal grande lampadario.
Un piccolo capolavoro di ingegno e coraggio artistico, testimone dello spirito risorgimentale che animava Reggio.

7. Il Quarantotto e la corsa all’Unità

Nel 1848, l’eco delle rivoluzioni europee raggiunse anche l’Italia.
Le città insorsero, le bandiere tricolori tornarono a sventolare e Giuseppe Garibaldi attraversò Reggio Emilia nel 1859, accolto da una folla entusiasta.
Sotto la Porta Santa Croce, restaurata solo l’anno prima, il popolo sostituì l’aquila estense con la croce di Casa Savoia, segno del nuovo corso storico.
Era l’alba del Risorgimento, e il sogno dell’Italia unita stava diventando realtà.

8. La storia continua… al Museo del Tricolore

Il viaggio si conclude nel Museo del Tricolore, ospitato all’interno del Palazzo del Comune.
Qui il percorso espositivo racconta la nascita della bandiera e le vicende politiche di Reggio, dal 1796 fino al Risorgimento, con una sezione dedicata alla Repubblica Reggiana e una più recente dedicata alla contemporaneità, arricchita dal progetto artistico “Novanta artisti per una bandiera”.
Un luogo emozionante dove la storia d’Italia prende vita e il Tricolore continua a raccontare i valori di libertà, unità e identità nazionale.