Partenza da
Cimitero ebraico
Durata
1h circa
Adatto a
Escursionisti

Trasporti

Introduzione

La presenza ebraica a Reggio Emilia risale al XIV secolo. Nel corso dei secoli, la città è stata testimone di accoglienza e persecuzioni, dando vita a una comunità fiorente e culturalmente vivace.
Nel 1669, la duchessa estense Laura Martinozzi costrinse gli ebrei a vivere nel Ghetto, tra le vie oggi chiamate San Rocco, Caggiati, della Volta, dell’Aquila, Monzermone e Gennari.
Nonostante le persecuzioni, la comunità mantenne una relativa autonomia: proprio governo, tribunale rabbinico, ospedale, scuole e centro di assistenza.
Stampatori, studiosi e famiglie di rilievo hanno contribuito a far brillare la città come centro di sapere e tradizione.
Il Ghetto fu liberato dalle truppe napoleoniche e definitivamente con l’Unità d’Italia.
Ma le leggi razziali del 1938 e l’occupazione nazista causarono profonde ferite: 9 cittadini ebrei reggiani furono deportati e uccisi ad Auschwitz, mentre molti altri trovarono rifugio in città o in provincia.
Il percorso che vi proponiamo vi condurrà tra vicoli, piazze, sinagoghe e case storiche, evocando il passato e la resilienza della comunità ebraica, fino alle pagine più dolorose del Novecento durante la Seconda guerra mondiale.

1. Cimitero ebraico della Canalina

Inaugurato nel 1808, il cimitero suburbano di San Pellegrino rappresenta un luogo di memoria e contemplazione.

  • Il settore antico rispetta la tradizione di non indicare il nome del defunto.

  • Il settore ottocentesco, invece, mostra lapidi e iscrizioni più visibili.

Attraversando il ponte ciclopedonale di San Claudio, si raggiunge il piazzale dedicato ai deportati, intitolato a tutte le vittime delle persecuzioni razziali, politiche e militari del XX secolo.

2. Villa Corinaldi – Viale Monte Grappa, 18

Questa villa ospitava Ada, Bice e Olga Corinaldi, deportate ad Auschwitz nel dicembre 1943 e uccise pochi mesi dopo. La villa resta testimone silenziosa della brutalità delle leggi razziali.

3. Carcere di San Tommaso – Via delle Carceri, 2

L’ex carcere, oggi sede decentrata dell’Archivio di Stato, fu luogo di detenzione degli ebrei catturati nel 1943. Qui i registri conservano dati e descrizioni fisiche dei prigionieri, offrendo una testimonianza diretta del dramma vissuto dalle vittime.

4. Il Ghetto ebraico

L’antico Ghetto si sviluppava tra le vie San Rocco, Caggiati, della Volta, dell’Aquila, Monzermone e Sessi. Passeggiando per queste strade si percepisce ancora il respiro della vita quotidiana di un tempo:

  • Via Monzermone, 6: luogo della cattura di Beatrice Ravà e delle sue figlie.

  • Via Monzermone, 8: residenza di Oreste Sinigallia.

  • Via dell’Aquila, 3/A:sede della Sinagoga maggiore, costruita dopo l’apertura del Ghetto e restaurata nel XIX secolo da Pietro Marchelli. Gravemente danneggiata dai bombardamenti del 1944, oggi conserva memoria e storia.

  • Via della Volta: antica osteria del Ghetto, un tempo luogo di ritrovo della comunità.

Passeggiando tra le stradine, si rivivono storie di vita quotidiana, fede e resistenza, in un percorso che unisce architettura e memoria.

5. Via San Pietro Martire, 14

Qui aveva sede l’Amministrazione dei beni sequestrati agli ebrei durante la Repubblica Sociale.
Furono confiscati negozi, fabbricati, fondi agricoli e opere d’arte, segnando la fine di un’epoca per molte famiglie.

6. Casa Dorina Storchi – Via del Portone, 14

L’itinerario si conclude nella casa della partigiana Dorina Storchi, simbolo di resistenza e solidarietà.
Dopo l’8 settembre 1943, molti reduci dai campi di concentramento trovarono rifugio qui, tra cui anche alcuni membri della comunità ebraica, salvati dalla deportazione.
Questo percorso è molto più di un itinerario: è un viaggio nella memoria della comunità ebraica reggiana, tra luoghi di vita, sofferenza e resistenza, capace di raccontare la storia della città attraverso persone e vicende concrete.

Suggerimenti per i visitatori

  • Dedicate tempo ad osservare i dettagli architettonici delle vie del Ghetto e delle case storiche.

  • Fermatevi a leggere le targhe e le lapidi: raccontano storie personali che restituiscono dignità e memoria alle vittime.

  • L’itinerario può essere combinato con visite ai musei cittadini, come il Museo del Tricolore o il Palazzo dei Musei, per arricchire il contesto storico-culturale della città.