Il cammino non potrebbe avere un inizio più glorioso: si parte da Mantova, perla dell'UNESCO. Il "chilometro zero" è la maestosa Basilica di Sant’Andrea, da cui attraverserai il cuore pulsante della città tra Piazza Sordello e l'imponente Castello di San Giorgio.
Appena fuori dal centro, il rumore del traffico lascia spazio al fruscio del canneto. Il percorso segue le rive del Lago Inferiore e si addentra nel Bosco Virgiliano.
Pietole Vecchia: Passerai per l'antica Andes, il luogo che ha dato i natali a Virgilio. Seguendo placidi corsi d'acqua e piste ciclopedonali, attraverserai i borghi di San Biagio e Bagnolo San Vito, pedalando (o camminando) immerso nel silenzio della pianura.
Proseguendo lungo il sinuoso corso del Mincio, arriverai a Governolo. È un luogo denso di fascino: qui, secondo la tradizione, Papa Leone I fermò l’avanzata di Attila. Presente anche una torre, superstite di un antico fortilizio che testimonia il passaggio della Gran Contessa Matilde.
Dopo aver costeggiato l'argine del Po, vedrai spuntare all'orizzonte il profilo inconfondibile di San Benedetto Po. Questo borgo, dominato dal complesso monastico polironiano commissionato dalla Gran Contessa Matilde di Canossa, è uno dei gioielli dell'itinerario.

Via Matildica del Volto Santo
Trasporti
La Via Matildica del Volto Santo è un tracciato che oggi permette di ripercorrere l'antica rete di itinerari che attraversavano i territori della Contessa Matilde di Canossa.
La Via Matildica del Volto Santo è un percorso lungo 285 chilometri che attraversa il territorio di tre regioni italiane (Lombardia, Emilia, Toscana) ricche di cultura, tradizioni, paesaggi. Un cammino alla scoperta dei tesori di Matilde di Canossa che costeggia castelli, pievi, monasteri ed abbazie, città rinascimentali e borghi medievali, dalle pianure del Po, attraverso le colline e montagne del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, fino alle valli della Garfagnana.
La figura di Matilde di Canossa, personalità chiave del Medioevo europeo, è direttamente legata a quattro luoghi emblematici:
1. Mantova, città che diede i natali a Matilde di Canossa nel 1046;
2. San Benedetto Po (MN), nella cui abbazia ebbe sepoltura prima di essere traslata in Vaticano;
3. Canossa (RE), dove avvenne il noto episodio dell’umiliazione dell’Imperatore Enrico IV davanti a Matilde nel 1077;
4. Lucca, città originaria della famiglia di Matilde e del Volto Santo, (importante crocefisso ligneo dell'VIII secolo).
La via Matildica del Volto Santo è un grande percorso europeo, che penetra nell’immaginario culturale, storico, economico e religioso del Continente, un cammino alla scoperta dei territori di Matilde di Canossa da affrontare nella sua interezza oppure suddiviso nei suoi tre tratti storici:
- La via del Preziosissimo Sangue, che parte da Mantova, fino al centro di Reggio Emilia;
- Il Cammino di San Pellegrino meta di grandi pellegrinaggi appenninici, che parte dalla Chiesa di San Pellegrino a Reggio Emilia e conduce fino a San Pellegrino in Alpe
- La Via del Volto Santo meta di fede e devozione antichissima, che collega San Pellegrino in Alpe a Lucca.
Anticamente, questa rete di itinerari che attraversavano in senso longitudinale il nord Italia, erano collegati alla più ampia rete viaria che connetteva lo Stato Pontificio ai Regni germanici e del Nord Europa. Qui il Regno di Matilde aveva la doppia funzione di essere sia a difesa del papato, sia luogo di attraversamento sicuro in cui poter far viaggiare carovane e collegamenti in direzione nord-sud Europa e viceversa. La Via Matildica del Volto Santo era quindi parte di una più grande rete di arterie stradali Europee che, durante il Medioevo, dovevano collegare gran parte del Vecchio continente.
Il percorso può essere affrontato nella sua interezza, sono 11 le tappe complessive da percorrere in una quindicina di giorni, oppure scegliendo le tappe più vicine ai propri interessi: spirituali, naturalistici, storico culturali. Da percorrere lentamente a piedi o in bicicletta, alla riscoperta dei luoghi, delle stazioni di sosta e dei tempi delle antiche carovane medievali.
Il cammino incontra altri importanti percorsi, come il Sentiero dei Ducati, nel territorio di Reggio Emilia, Vezzano sul Crostolo, Quattro Castella e Canossa e il Sentiero Spallanzani, nei pressi del Palazzo dei Musei di Reggio Emilia.
Scopri tutte le tappe sul nostro profilo Komoot e su www.viamatildica.it
Tappa 1 - Da Mantova a San Benedetto Po
Tappa 2 - Da San Benedetto Po a Guastalla
Lasciata l'Abbazia di San Benedetto, il sentiero vi porta subito verso il cuore del Po. Camminerete su argini secondari che offrono una posizione sopraelevata privilegiata: da qui lo sguardo spazia sulle golene, quelle terre disegnate dalle piene del fiume e dal lavoro dell'uomo.
Il tratto che porta verso il ponte di Motteggiana (circa 9 km) è una vera prova di "meditazione in cammino". I lunghi rettilinei possono essere impegnativi mentalmente, specialmente se il sole scotta, ma non temete: lungo la via troverete punti d'appoggio e ombra per riprendere fiato.
Dopo aver ripreso l'argine a Tabellano, il fiume torna a farvi compagnia per 7 km fino a Luzzara.
Lungo il percorso, sulla destra, esplorate il Parco di San Colombano: un’area naturalistica che nasconde dettagli sorprendenti legati alle origini irlandesi del Santo.
Arriverete poi a Luzzara, il paese del celebre Cesare Zavattini, dove l'atmosfera sembra uscita da un film neorealista.
Mancano solo 6 chilometri per entrare trionfalmente in Piazza Mazzini a Guastalla. Questa antica "piccola capitale" dei Gonzaga vi stupirà con la sua eleganza architettonica, degna fine di una giornata intensa e ricca di bellezza.
Tappa 3 - Da Guastalla a Reggio Emilia
Il cammino riprende da Guastalla, sfilando lungo l'argine del torrente Crostolo. È un inizio dolce, su una ciclabile asfaltata che in circa 6 km ti porta a Santa Vittoria. Qui una sosta è d'obbligo per ammirare l'imponente Palazzo Greppi, testimonianza della grandiosità rurale di questa terra.
Subito dopo Santa Vittoria, il percorso si fa più selvaggio. Abbandonerai il Crostolo per seguire il Canale Tassone, un'opera idraulica del 1500 nata per collegare Reggio al Po.
Se si cammina in primavera, l'erba sull'argine potrebbe essere alta. In quel caso, scendi verso Via Casaletto: è una stradina sterrata parallela all'argine, molto più fresca e riparata dal sole.
Dopo aver attraversato piccoli borghi e zone industriali che segnano l'avvicinamento alla città, superato il torrente Rodano su un antico ponticello in mattoni, ti troverai d'improvviso davanti alla Stazione Mediopadana di Santiago Calatrava.
Il contrasto è potente: dalle bonifiche cinquecentesche alle "onde" bianche d'acciaio dell'Alta Velocità. È il momento in cui la civiltà contadina stringe la mano al futuro.
Un sottopasso ti permetterà di superare i giganti della velocità (ferrovia e autostrada) per puntare dritto al centro storico.
L'ingresso in città avviene da Via Roma, un tempo porta d'accesso fondamentale per i pellegrini.
Da qui, il percorso si fa trionfale: Attraverserai la splendida Piazza Martiri del 7 Luglio e infine in Piazza Prampolini, il salotto della città, dove potrai ammirare il Duomo e la celebre Sala del Tricolore.
Tappa 4 - Da Reggio Emilia a Canossa
È disponibile anche la variante per Montalto, seguendo il Cammino di San Pellegrino. La tappa è disponibile al sito della Via Matildica e alla tappa dedicata del Cammino di San Pellegrino.
Questa è la tappa del grande cambiamento: le pendenze aumentano e l'ombra diminuisce. Se si cammina in estate, consigliamo la partenza all'alba.
L'avventura inizia al Ponte di San Pellegrino. Per i primi chilometri, il percorso è una piacevole passeggiata sulla ciclabile che segue il torrente Crostolo, incrociando il grande Parco della Reggia di Rivalta e la Vasca di Corbelli con Villa d’Este, uno splendido esempio di architettura del piacere degli Estensi, circondata dall'acqua. Continuerai nel verde fino a raggiungere Vezzano sul Crostolo, dove l'atmosfera cittadina lascia definitivamente spazio a quella collinare.
Dopo una sosta all'EcoParco di Vezzano (prestare attenzione ad attraversare la Statale 63), inizia la salita vera. Una strada sterrata porterà sulla cima del Monte Grafagnana.
Disceso dal monte, si raggiunge Pecorile, dove è presente una fontana vicino alla chiesa. Da qui il cammino prosegue verso Casola Canossa. Da Casola di Mezzo ci sono 3 km di saliscendi faticosi lungo il crinale. È il tratto finale, il più selvaggio, che condurrà finalmente in vista della meta.
Appena sbucato sulla provinciale 73, appare alla vista la rupe di Canossa. Un ultimo chilometro pianeggiante separa dal luogo dove, nel 1077, l'Imperatore Enrico IV attese tre giorni nella neve per ottenere il perdono di Papa Gregorio VII, grazie alla mediazione di Matilde.
Tappa 5 - da Canossa a Carpineti
È disponibile anche il prosieguo della variante di Montalto - Cammino di San Pellegrino, disponibile sul sito della Via Matildica e alla pagina dedicata alla tappa del Cammino di San Pellegrino.
Si parte all'ombra della rupe di Canossa puntando verso sud. Il primo tratto è un tuffo nel Medioevo rurale, attraversando Cavandola e Cerredolo de' Coppi su strade sterrate, fino a raggiungere lo splendido borgo di Bergogno.
Tra Bergogno e Crocicchio, il sentiero si immerge nella frescura del bosco della Pentoma, un vero toccasana nelle giornate più calde.
Dopo aver superato piccoli borghi come Monchio, il sentiero sale verso il Castello di Sarzano: da qui la vista si apre a 360 gradi sulle vette dell'Appennino Reggiano. È uno dei punti panoramici più iconici dell'intero cammino. Scesi dal castello, si entra a Casina, il luogo ideale per una sosta tecnica: qui si trovano tutti i servizi, fontanelle e negozi per rifornire lo zaino. Usciti da Casina, il percorso si fa suggestivo e "spirituale". Si sale verso Marola, attraversando i suoi famosi castagneti secolari. Questi alberi monumentali sono stati per secoli il "pane" della montagna. Incontriamo poi il Seminario di Marola con l'abbazia, un luogo di pace profonda, prima di iniziare la discesa verso la valle. Mentre si scende verso Carezza, si scorge il profilo imponente del Castello di Carpineti – la sede prediletta di Matilde per le sue decisioni politiche. Prima di arrivare in paese, il sentiero porta alla chiesa di San Donnino, immersa in una vallata dove regna una quiete assoluta. Un piccolo ponte pedonale farà attraversare il torrente per l'ultimo tratto verso il centro di Carpineti.
Tappa 6 - da Carpineti a Toano
Da Carpineti si punta subito verso l'alto per raggiungere il maestoso Castello delle Carpinete. L'ascesa è tra le più impegnative del cammino: meno di 2 km con un dislivello di 200 metri. È un'ascesa impegnativa nel bosco (attenzione: alcuni tratti sono stati segnati da smottamenti nel 2024). Una volta in cima, però, la vista domina tutto l'Appennino.
Dal castello si scende verso sud lungo un tratto condiviso con il Sentiero Spallanzani. Qui il paesaggio cambia volto, attraverso il borgo di Savognatica e in uno scenario lunare fatto di calanchi e boschi. È un alternarsi di terra, erba e brevi tratti di asfalto che ti regalerà il silenzio più profondo della montagna reggiana.
Si scende poi fino al fondovalle per incontrare il Fiume Secchia.
L'ultimo tratto è pura poesia rurale. Da Cavola seguirai strade sterrate che collegano borghi dove il tempo sembra essersi fermato: Stiano, Corneto e Manno sono perle d'architettura montana che meritano ogni passo in più.
Si arriva a Toano, la meta finale con la sua Pieve millenaria, uno dei monumenti romanici più belli e integri d'Italia.
Tappa 7 - Da Toano a Gazzano
Il cammino riparte dalla splendida Pieve di Toano, cominciando da un sentiero pianeggiante immerso in una pineta profumata.
Dalla località Polcione inizierai una discesa decisa verso il cuore della valle.
L’Oratorio dei Prevedelli: Seguendo una sterrata a tratti ripida, si raggiunge l'Oratorio dei Prevedelli, incastonato tra le case di Frale. Proseguendo paralleli al torrente, si arriva alle celebri Fonti di Quara, un luogo perfetto per rinfrescarsi prima di affrontare le Balze di Malpasso, un passaggio dal nome evocativo che regala scorci mozzafiato sulla roccia viva.
A Ca’ di Gnano il cammino si dirama in due percorsi, che si ricongiungono all'arrivo di Gazzano:
- Il Percorso Classico (Reggiano): Prosegue verso Gova e Morsiano su strade tranquille e panoramiche.
- La Variante Modenese: Attraversa un suggestivo ponte medievale per imboccare il "Tracciolino", la vecchia strada panoramica di servizio della diga che porta a Gazzano sospesi tra cielo e acqua.
Sul percorso Reggiano, arrivati a Morsiano il cammino si fa fluviale, costeggiando il Torrente Dolo e attraversando il Rio Cervarolo su una moderna passerella in metallo e legno. Da qui, un'ultima salita condurrà finalmente a Gazzano, borgo celebre per i suoi presepi e per l'atmosfera di alta montagna.
Tappa 8 - da Gazzano a San Pellegrino in Alpe
Si parte da Gazzano imboccando l'antica via per Civago. È un sentiero ombreggiato e ricco di storia, che corre parallelo alla moderna provinciale ma immerso nel silenzio del bosco.
Il primo tratto ti regalerà frescura alla Fontana della Pila, il luogo ideale per ricaricare le borracce prima della salita. Poco dopo, il sentiero lambisce la Torre dell'Amorotto, legata alle gesta di un celebre bandito montanaro del Cinquecento.
Raggiunta Civago, l'ultimo avamposto di civiltà, inizia l'ascesa verso il cuore selvaggio del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano. Si raggiunge quindi il Rifugio Segheria, a quota 1.400 metri, immerso in una delle abetine più belle d'Italia. Proseguiamo quindi verso il Passo del Giovarello e il Passo delle Forbici, il punto più alto dell'intera Via Matildica (quasi 1.700 m). Qui lo sguardo spazia dai giganti dell'Appennino fino al profilo aguzzo delle Alpi Apuane.
Dal Passo del Giovarello inizia una discesa panoramica lungo l'Alta Via dei Parchi, lungo i Prati di San Geminiano e il Passo delle Radici, camminando su un confine invisibile che divide l'Emilia dalla Toscana. L'arrivo a San Pellegrino in Alpe è posto a 1.525 metri di quota. Questo borgo è un luogo mistico: qui il tempo si è fermato nel santuario che custodisce le spoglie dei Santi Pellegrino e Bianco.
Tappa 9 - Da San Pellegrino in Alpe a Barga
Lasciata la mistica San Pellegrino, lasciamo l'Emilia per entrare in territorio Toscano. imboccherai una sterrata sulla destra verso Valbona. La discesa condurrà dritto a Castiglione di Garfagnana, uno dei "Borghi più belli d'Italia", con le sue mura medievali e i torrioni sono ancora intatti.
Proseguendo verso Pieve Fosciana, se la stagione è bella e il torrente è calmo, puoi attraversare l'acqua a piedi, oppure un comodo ponte ti porterà in paese. Da qui, una carraia tra i campi condurrà in breve a Castelnuovo di Garfagnana. Attraversa il centro, saluta la Rocca Ariostesca e passa sul ponte della Madonna del Ponte. Dopo Castelnuovo inizia un saliscendi da non sottovalutare, con una salita per via Montealtissimo fino a un sentiero nel bosco che si apre su una vista mozzafiato sulla valle e quindi l'arrivo a Cascio, borgo famoso per le sue mura e per le croccanti "focaccette".
Una discesa ripida ti porterà a Gallicano. Qui dovrai attraversare il fiume Serchio sul lungo ponte stradale. L'ultimo sforzo ti porterà attraverso la località di San Bernardino fino a Barga.
Tappa 10 - Da Barga a Borgo a Mozzano
Si parte dal Duomo di Barga, uno dei punti più panoramici della Toscana. Uscendo da Porta Macchiaia, si segue l'antica via dell'acquedotto.
Dopo Buvicchia, il sentiero si fa più selvaggio: una discesa ripida porterà al guado del torrente Loppora. Poco dopo apparirà la Pieve di Loppia, un capolavoro del romanico lucchese. Attraversando strade di campagna si raggiunge Ponte all’Ania. Qui uno strappo breve ma intenso porta a Piano di Coreglia, con Ghivizzano Alto sullo sfondo: con il suo castello e la sua torre intatta, è uno dei borghi fortificati più affascinanti della valle. Dopo essere scesi da Ghivizzano, si attraversa il fiume Serchio sul ponte stradale. Una volta arrivato in cima alla Rocca con l'ultima salita della tappa, una discesa panoramica accompagnerà fino all'ingresso di Borgo a Mozzano. Si entra in paese tra tratti di asfalto e sterrato. Ad accogliere i camminatori c'è il simbolo indiscusso di questa zona: il Ponte del Diavolo. Con le sue arcate asimmetriche sfida le leggi della gravità e della storia, segnando la fine perfetta di questa penultima tappa.
Tappa 11 - Da Borgo a Mozzano a Lucca
Lasciato Borgo a Mozzano, il cammino si snoda verso sud-est. Attraverserai la valle tra uliveti e borghi, muovendoti in una zona ben servita dalla ferrovia. Seguendo strade sterrate di fondovalle, raggiungerai Diecimo. Qui sorge l'antica Pieve di Santa Maria, un gioiello romanico voluto e costruito proprio da Matilde di Canossa. Il tratto successivo attraversa la zona industriale verso Valdottavo. È un tratto più "antropizzato" e trafficato. Da qui, però, si inizia a salire verso San Donato e la sua antica chiesetta, immerso nuovamente nel bosco e nel silenzio.
Proseguendo tra crinali e edicole votive, arriverai ad Aquilea. Da qui lo sguardo spazia finalmente verso la piana di Lucca da un lato e le montagne dall'altro. Una discesa veloce ti condurrà a Ponte a Moriano.
L'ultimo atto è una cavalcata trionfale di circa 10 chilometri lungo la pista ciclopedonale del Serchio. È un percorso pianeggiante e rilassante che ti porterà fin sotto le maestose mura di Lucca. Entra in città, percorri le vie medievali e raggiungi la Cattedrale di San Martino: lì, davanti al leggendario Volto Santo.