Foto: ®Tiziano Ghidorsi
Foto: ®Tiziano Ghidorsi

Sorge nel centro storico, nello stesso luogo dove, alla fine del Quattrocento, Niccolò Postumo da Correggio fece costruire il proprio palazzo, successivamente trasformato, nel 1661, in spazio teatrale. 

Fin dal Rinascimento, Correggio fu un vivace centro culturale animato da figure di primo piano come Veronica Gambara.
In questo clima raffinato e aperto alle arti, il teatro divenne presto un punto di riferimento fondamentale per la città. 

Dalla corte rinascimentale al teatro pubblico

Dopo la devoluzione dello Stato correggese al duca di Modena e Reggio nel 1635, l’attività teatrale non solo continuò, ma si ampliò coinvolgendo sempre più la cittadinanza.
Nel maggio 1661, alla presenza del Duca Alfonso d’Este, si tenne la prima rappresentazione ufficiale in un teatro con 95 palchi, segnando una tappa fondamentale nella storia culturale di Correggio.

Restauri, incendi e rinascite

Nel corso dei secoli il Teatro Asioli è stato più volte rinnovato e ampliato. 
Tra il 1750 e il 1754 venne ristrutturato da Francesco Cipriano Forti: furono rifatti soffitto e palchetti, e realizzati nuovi spazi come guardaroba, caffetteria e sala da ballo.
Per oltre un secolo, il teatro ospitò commedie, farse, opere buffe, drammi in musica e spettacoli di danza, anche grazie al talento dei musicisti locali, tra cui spiccavano i membri della famiglia Asioli: Quirino, Bonifazio e Luigi.

Ricostruzione e restauri

Verso metà Ottocento, l’edificio, ormai vecchio e pericolante, fu demolito e ricostruito da Francesco Forti (nipote di Francesco Cipriano) con la caratteristica platea “a ferro di cavallo”.
Nel 1873 fu completata la facciata, progettata dall’ingegnere Antonio Tegani.
Intitolato nel 1880 al musicista Bonifazio Asioli, figura di spicco della tradizione musicale correggese, il teatro subì due incendi devastanti: nel 1889 e nel 1909.
La ricostruzione iniziò nel 1890 ad opera dell’ingegnere comunale Giuseppe Aimi, e nel 1898 il teatro fu solennemente inaugurato con la “Bohème” di Puccini.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, dal 1942, il teatro fu adibito a cinematografo. 
Nel 1962 il Comune avviò un importante progetto di recupero che restituì al Teatro Asioli la sua funzione originaria.
I lavori, conclusi nel 1973, riportarono alla luce l’eleganza ottocentesca della sala. 
Nuovamente chiuso per adeguamenti di sicurezza e danneggiato dal sisma del 1996, il teatro è stato completamente restaurato e riaperto al pubblico nel 2002, tornando a essere uno dei principali spazi per spettacoli, concerti e prosa dell’Emilia-Romagna.

Gli interni: eleganza e memoria storica

La facciata esterna presenta otto colonne in marmo donate dal Municipio di Modena ed è impreziosita da quattro medaglioni in marmo realizzati dallo scultore Eusebio Casalgrandi, che raffigurano Bonifazio Asioli, Claudio Merulo, Nicolò da Correggio e Samuele Jesi.
All’interno, dall’atrio ottagonale si accede al vestibolo, dove due lapidi commemorano i musicisti Claudio Merulo e Bonifazio Asioli.
Una scala conduce all’elegante ridotto, una sala centrale decorata con affreschi di A. Capretti e F. Forti, caratterizzata da una falsa balconata che illumina la seconda sala, custodendo i resti più evidenti dell’antico palazzo di Niccolò Postumo.
Qui si trova la prestigiosa Sala Grande, lunga circa 23 metri, decorata con un raffinato fregio a “falso fresco”. Altri frammenti dello stesso ciclo raffigurano cavalieri, animali fantastici e stemmi di famiglie nobili legate alla corte dei da Correggio, in un linguaggio ricco di simbolismi estensi. 
La platea presenta una pianta a ferro di cavallo e si affaccia sui tre ordini di palchi (sessanta in totale) decorati in stile Luigi XV.
Il palco d’onore, con l’effige di Bonifazio Asioli e lo stemma della Comunità, e il loggione completano la struttura della sala.
La volta del teatro, dipinta dal reggiano Giulio Ferrari (1858-1934), è un vero capolavoro: verso il proscenio due geni alati sostengono un grande damasco, mentre su nuvole affiorano la Tragedia, la Commedia, la Danza e al centro la Musica.
Collaborarono alla decorazione il pittore reggiano Giuseppe Ponga e il correggese Emilio Meulli, autore degli stucchi e del magnifico bordo del sipario di velluto rosso, ricamato da Imélde Levi.