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Fondato nel 1977, il museo è ospitato in una tipica casa colonica che racconta la vita rurale dei secoli passati, dai gesti quotidiani della famiglia patriarcale agli spazi dedicati alla produzione del celebre Parmigiano Reggiano.

Varcando l’ingresso, si viene subito accolti dall’imponente esposizione di carri reggiani, veri simboli della vita contadina. Ogni carro racconta una storia: il “letto” lungo e rettangolare, la robusta intelaiatura, le ruote massicce dai raggi resistenti agli urti, e la parte frontale decorata con simboli che celebrano usi e tradizioni della comunità.

Alcuni carri erano destinati al trasporto quotidiano, altri, come il suggestivo “Carro della sposa”, diventavano protagonisti dei matrimoni, ornati da soli e fiori che auguravano fertilità e prosperità. Non solo cerimonie: il carro era indispensabile anche nel giorno di San Martino, tradizionalmente dedicato ai traslochi, un momento di vita e movimento che univa lavoro e rituali popolari.

Procedendo si entra nel cuore pulsante della vita contadina: la stalla.
Sulla destra, gli spazi domestici prendono vita davanti ai visitatori: la cucina, la stanza della tessitura, l’angolo per il lavoro a maglia e la dispensa ricreano l’atmosfera quotidiana di un tempo.
Una tavola apparecchiata, un mobile per le farine e persino il girello – detto “scantador” – evocano la presenza dei bambini e della vita familiare.
Al centro, il caminetto domina la scena: simbolo del focolare domestico, luogo dove ci si riuniva per ascoltare storie e racconti dei nonni, cuore caldo della casa.
Non manca la ricostruzione del sottoscala, utilizzato per conservare mobili e recipienti destinati al cibo.
Sulla sinistra, invece, prende forma la stalla vera e propria.
Le “poste” ospitano le mucche, con spazi sufficienti per accogliere anche i vitellini.

Nella stanza del latte si scoprono gli attrezzi della produzione casearia: zangole, bilancioni, doppio fondo e grattugie, strumenti essenziali per trasformare il latte in Parmigiano Reggiano.
Gli artigiani che ruotavano attorno alla vita rurale, come il falegname, il fabbro, il sellaio e il calzolaio, trovano qui il loro spazio, mostrando come la cooperazione tra mestieri fosse fondamentale per la sopravvivenza e il lavoro contadino.

Accanto alla stanza del latte, prende vita l’universo degli artigiani che rendevano possibile la vita contadina.
Falegname e fabbro condividono la stessa bottega: la loro abilità e collaborazione erano fondamentali per costruire e riparare attrezzi essenziali, come il carro e la sua ruota, cuore dei trasporti e del lavoro nei campi.
Ma il mondo rurale era popolato anche da altri maestri: il sellaio, il calzolaio, il maniscalco e persino l’arrotino erano figure imprescindibili, ognuna con un ruolo preciso nel garantire il buon funzionamento della comunità.
Ogni attrezzo costruito, ogni riparazione eseguita, racconta la dedizione e la maestria di chi, con le proprie mani, sosteneva la vita di intere borgate.
Salendo al primo piano, si apre lo spazio del vecchio fienile, posizionato sopra la stalla, dove sono esposti gli antichi attrezzi utilizzati per la lavorazione dei campi e alcuni utensili domestici.
I giochi dei bambini, costruiti con ingegno e fantasia, raccontano la spensieratezza di un tempo lontano.

L’ultimo spazio del museo conduce i visitatori nella cantina, vero scrigno della tradizione vinicola della zona.
Qui si possono ammirare gli antichi strumenti utilizzati per trasformare l’uva in Lambrusco, il celebre vino emiliano: dalla mostadora, la tradizionale pigiatrice a piedi, ai tini di fermentazione, dal torchio che spremere il mosto alle botti per il primo invecchiamento, fino alle damigiane per la conservazione finale e alle bottiglie pronte per il consumo. Ogni oggetto racconta secoli di cultura contadina e di passione per il vino, frutto dei vigneti locali coltivati con antichi vitigni come Grasparossa, Montericco, Uva d’oro e Lancellotta.
Passeggiare tra questi strumenti significa immergersi nella storia del Lambrusco, assaporando con la mente l’odore e il gusto di un vino che da generazioni accompagna la vita e le feste della Val d’Enza.