Foto: Marco Pullia
Foto: Marco Pullia

Orari

L'oratorio è aperto in occasione di mostre o eventi

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A seconda degli eventi e/o mostre in programma

Nel cuore del centro storico di Reggio Emilia, nascosto tra le vie più antiche della città, si trova l’Oratorio di San Spiridione, un autentico gioiello del Settecento che per molti reggiani resta quasi un mistero.
Oggi appartiene all’Istituto San Vincenzo e apre le sue porte solo in occasione di eventi culturali o visite straordinarie, offrendo ai visitatori la possibilità di riscoprire uno dei luoghi più raffinati e nascosti del barocco reggiano.

Le origini: un luogo di carità e devozione

L’oratorio sorge in un’area che, tra il Seicento e il Settecento, era ricca di monasteri, istituzioni pie e opere di assistenza.
In particolare, qui si trovava il Pio Luogo dei Mendicanti, un complesso dedicato all’accoglienza dei poveri: la sezione maschile si trovava sul lato nord di corso Cairoli e via Franchetti, quella femminile sul lato sud delle stesse vie.
Il primitivo edificio era molto probabilmente l'oratorio della sezione femminile dei mendicanti.

L’attuale edificio fu ricostruito nel 1736 per volontà di Andrea Carabusi e affrescato poco dopo dal pittore Francesco Vellani, uno degli artisti più attivi della Reggio barocca, autore anche di decorazioni in Palazzo Gabbi, Palazzo Masdoni e nella Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo.
Nel 1750, il Pio Luogo venne unito all’Albergo dei Poveri e successivamente all’Orfanotrofio, assumendo così un nuovo ruolo: a metà del Settecento, San Spiridione divenne l’oratorio dell’orfanotrofio maschile e femminile della città.
Dopo la soppressione della sezione maschile voluta dal duca Francesco IV nel 1838, l’istituto femminile continuò la propria attività sotto la guida delle Suore di San Vincenzo, chiamate a Reggio nel 1840.

Un capolavoro barocco di illusioni e simboli

L’interno dell’Oratorio di San Spiridione è una sorprendente sala teatrale barocca, dove arte e spiritualità si fondono in un suggestivo gioco di prospettive.
Le decorazioni di Francesco Vellani e dei quadraturisti De Benedetti trasformano lo spazio in un trionfo di trompe-l’œil, illusioni ottiche e slanci prospettici che guidano lo sguardo del fedele verso la volta centrale, affrescata con una maestosa Assunzione di Maria.
Sulle pareti, tra colonnati e balaustre dipinte, si affacciano gli Apostoli mentre attorno si riconoscono le Allegorie delle Virtù - Fede, Prudenza, Carità, Provvidenza, Giustizia e Fortezza - che completano l’impianto simbolico dell’oratorio.

L’altare maggiore custodisce la tela più celebre, l’Elemosina di San Spiridione, racchiusa da un finto tendaggio illusionistico; sugli altari laterali si trovano invece Sant’Andrea d’Avellino e la Sacra Famiglia con San Giovanni Battista, opere anch’esse di Vellani.