
Basilica della Beata Vergine della Ghiara
Orari
Da lunedì a domenica
07:30 - 12:00 / 16:30 - 19:30
Orari visite turistiche
(gruppi)
Da lunedì a sabato
10:00 - 12:00 / 16:30 - 17:30
Domenica e festivi
16:30 - 17:30
Modalità di visita
Visite individuali
La Basilica è visitabile liberamente e gratuitamente, con lo scenario illuminotecnico impostato nella configurazione base.
Su richiesta, è possibile attivare l’illuminazione turistica in Sagrestia, con un contributo minimo di € 5,00 per valorizzare al meglio i dettagli artistici e architettonici del luogo.
Per rendere la tua visita ancora più coinvolgente, ti consigliamo di guardare il video di presentazione della Basilica (durata circa 30 minuti), disponibile in fondo alla pagina.
Visite di gruppo
Per organizzare una visita di gruppo è necessario inviare una richiesta scritta all’indirizzo email: basilica@basilicaghiara.it
In caso di mancata risposta, è possibile contattare il numero 0522 439707.
Visite guidate per gruppi
Se desideri vivere un’esperienza più approfondita, puoi prenotare una visita di gruppo con una guida professionista, consultando l’elenco delle guide turistiche disponibile sul nostro sito.
Con un contributo di € 1,00 a persona, lo scenario illuminotecnico viene attivato nella sua configurazione più luminosa, per una visita ancora più immersiva ed emozionante.
La Basilica della Madonna della Ghiara è uno dei santuari mariani più importanti d’Italia, straordinario simbolo di fede, gratitudine e bellezza.
Nata dalla devozione del popolo reggiano verso la Vergine Maria, la sua storia intreccia miracoli, arte e spiritualità in un racconto che dura da oltre quattro secoli.
L’origine del santuario è legata alla presenza dei Servi di Maria, chiamati a Reggio Emilia nel 1313.
Nella zona ovest della città, detta “Ghiara” o “Giarra” per il terreno ghiaioso dell’antico letto del Crostolo, i frati costruirono il loro convento e una chiesa dedicata alla Santissima Annunziata.
Nel 1517 sorse una seconda e più ampia chiesa dedicata alla Natività di Nostro Signore, e su un muro dell’orto conventuale fu affrescata un’immagine della Madonna con Bambino, che divenne presto oggetto di venerazione.
Col tempo, l’affresco si deteriorò, ma la devozione popolare non venne meno.
Così, nel 1569, Ludovico Pratissoli e i frati commissionarono a Lelio Orsi, celebre pittore di Novellara, un nuovo disegno.
L’opera, profondamente innovativa, raffigura la Madonna adorante il Bambino Gesù, accompagnata dalla scritta“Quem genuit adoravit” (“Adorò colui che generò”).
Nel 1573 Giovanni Bianchi, detto il Bertone, tradusse il bozzetto in affresco, donando alla città un’immagine destinata a diventare sacra e amata da generazioni di fedeli.
La fama del santuario esplose con un evento straordinario.
Il giovane Marchino, quindicenne sordomuto dalla nascita, entrò nell’oratorio per pregare la Vergine.
Improvvisamente riacquistò l’udito, la parola e la lingua.
La notizia del miracolo si diffuse rapidamente: la città intera accorse in pellegrinaggio.
Il vescovo Claudio Rangone istituì una commissione d’inchiesta e, dopo un’attenta verifica, Papa Clemente VIII approvò ufficialmente il miracolo il 22 luglio 1596, autorizzando il culto e i pellegrinaggi.
Pochi giorni dopo, il Comune di Reggio Emilia deliberò la costruzione di un nuovo e grandioso santuario, affidando la città alla protezione dell’immagine miracolosa.
Il nuovo tempio
Il 6 giugno 1597, alla presenza dei duchi d’Este, venne posta la prima pietra del nuovo tempio.
Il progetto, ispirato a una pianta a croce greca, simboleggiava la perfezione della Vergine.
Gli architetti Alessandro Balbo e Francesco Pacchioni coordinarono i lavori, completati in tempi straordinariamente brevi.
La solenne consacrazione avvenne il 12 maggio 1619, dando vita alla storica Giarèda, una festa che ancora oggi anima la città con spiritualità e tradizione.
La basilica rappresenta un capolavoro dell’arte della Controriforma, dove ogni affresco e ogni pala d’altare parla al cuore del fedele.
Qui operarono i più grandi artisti dell’epoca: Leonello Spada, Alessandro Tiarini, Carlo Bononi, Camillo Gavassetti, Ludovico Carracci e il grande Guercino, autore della celebre “Crocifissione di Cristo”, commissionata dal Comune.
Le decorazioni della Ghiara sono un vero museo a cielo coperto dell’arte emiliana del Seicento.
Le volte e le cupole raccontano episodi dell’Antico Testamento attraverso figure femminili che prefigurano la salvezza portata da Maria:
Eva e Adamo nel Paradiso
Rebecca al pozzo
Giuditta e Oloferne
Ester e Assuero
Abigail e Davide
Apoteosi di Maria
Nella sagrestia si conserva un ingegnoso orologio astronomico del Seicento, opera del reggiano padre Cherubino Ranzani, capace di segnare giorni, fasi lunari e segni zodiacali.
Nel vicino Museo Tesoro della Basilica della Ghiara, all’interno del chiostro piccolo, è esposta una preziosa collezione di oreficeria sacra reggiana del XVII e XVIII secolo: reliquiari, calici, paramenti liturgici, la corona votiva del Senato e del Popolo di Reggio (1674) e il bozzetto originale di Lelio Orsi.
Tra i tesori più ammirati, spiccano i sei candelieri d’argento con lo stemma estense, dono del duca Francesco I d’Este.
App Basilica della Ghiara
Scopri la Basilica in totale autonomia!
Grazie alla nuova applicazione (gratuita) e ai codici QR posizionati attorno ai pilastri interni della basilica, potrai approfondire gli aspetti storico-artistici della Basilica e osservare i dipinti sotto una nuova luce.
