Ottenuti dalla lenta lavorazione del grasso del maiale durante la preparazione dello strutto, rappresentano un prodotto antico, nato dalla necessità contadina di non sprecare nulla e trasformare ogni parte dell’animale in risorsa alimentare.

A Campagnola Emilia questa tradizione è ancora viva e riconosciuta anche grazie all’Associazione “Il Cicciolo d’Oro”, custode di una preparazione che affonda le radici nella cultura rurale del territorio.

La preparazione

Il grasso suino, privato della cotenna e tagliato a piccoli dadi, viene cotto lentamente per almeno tre ore in grandi paioli di rame o acciaio.
La cottura a fuoco dolce permette alla parte grassa di sciogliersi gradualmente, mentre l’acqua contenuta evapora.

Quando i pezzi raggiungono una colorazione dorata, vengono versati in teli e sottoposti a pressatura. Da questo processo si ottiene da un lato lo strutto e dall’altro la parte solida: i ciccioli.
A fine lavorazione possono essere aromatizzati con spezie come chiodi di garofano, cannella, pepe e noce moscata, secondo la tradizione del norcino. Possono essere conservati per diversi mesi.

Caratteristiche e utilizzo

Ricchi e saporiti, i ciccioli erano in passato un alimento energetico tipico della cucina contadina, spesso consumato con la polenta.
Oggi trovano spazio soprattutto come prodotto da aperitivo o antipasto e vengono utilizzati per arricchire focacce, pane e preparazioni rustiche.

Sbriciolati nell’impasto, donano particolare sapore a pani tradizionali e specialità locali.
In alcune regioni del Sud Italia, come l’Irpinia, sono ancora protagonisti di preparazioni tipiche come la cosiddetta “pizza di frittole”.

Una tradizione diffusa

I ciccioli sono presenti in molte regioni italiane, con nomi e varianti differenti che testimoniano la loro diffusione capillare: dai graséi reggiani ai gratul romagnoli, dalle frittule campane ai cicoli siciliani, fino alle numerose denominazioni locali che ne raccontano la storia nelle diverse culture regionali.
A Campagnola Emilia, questa tradizione continua a essere celebrata come parte viva dell’identità gastronomica del territorio.