Nilde (Leonilde all'anagrafe) Iotti (1920-1999) è figlia di Egidio, ferroviere e sindacalista socialista, e di Alberta Vezzani, casalinga e cattolica praticante, cresce in una famiglia che affronta grandi difficoltà economiche.
La precarietà si acuisce con il licenziamento del padre nel 1923 per motivi politici e la sua prematura scomparsa nel 1934.
Nonostante ciò Nilde poté proseguire gli studi grazie alla madre che, in un periodo in cui le donne, per la legge fascista, erano relegate al focolare domestico, iniziò a lavorare.
Alcune borse di studio le permisero di iscriversi all'Università Cattolica di Milano, dove si laureò a pieni voti in Lettere e Filosofia nel 1942.
Proprio nel periodo dell'università Nilde visse un profondo travaglio spirituale e ideologico, che si risolse con l'abbandono della fede cattolica e l'adesione al comunismo.

Tornata a Reggio Emilia, Nilde inizia a insegnare presso l’Istituto Tecnico Industriale e, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, si impegna attivamente nella Resistenza.
Prima come staffetta porta-ordini, poi nei Gruppi di Difesa della Donna e nell’assistenza ai combattenti per la libertà. Con la Liberazione diventa presidente dell’Unione Donne Italiane (UDI) di Reggio Emilia, continuando a promuovere iniziative sociali e assistenziali.

Nel 1946 Nilde entra in politica: eletta al Consiglio Comunale di Reggio Emilia e successivamente all’Assemblea Costituente, contribuisce in modo determinante alla redazione della Costituzione italiana, sedendo nella Commissione dei Settantacinque dedicata ai diritti e doveri dei cittadini.
Qui dimostra già una straordinaria capacità di mediazione, equilibrio e dedizione ai principi democratici.

La vita privata di Nilde è intrecciata con la storia politica italiana: nel 1946 incontra Palmiro Togliatti, leader del PCI, con cui vive un legame profondo fino alla morte di Togliatti nel 1964.
Insieme adottano una bambina orfana, Marisa Malagoli, simbolo del loro impegno civile e umano.

La carriera politica di Nilde Iotti è straordinaria: rieletta alla Camera nel 1948, vi siede ininterrottamente fino al 1999, diventando nel 1979 la prima donna nella storia d’Italia a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei Deputati.
Durante i tredici anni alla guida dell’Aula, Nilde si distingue per imparzialità, equilibrio e attenzione ai diritti delle categorie più deboli, con un focus particolare sulle donne.
Tra i suoi successi legislativi più importanti figurano la legge sul diritto di famiglia (1975), il referendum sul divorzio (1974) e la legge sull’aborto (1978).
Svolge anche un ruolo pionieristico nel Parlamento europeo, promuovendo il suffragio diretto e partecipando attivamente alle riforme istituzionali.

La “Signora della Repubblica”, come viene affettuosamente ricordata, conclude la sua vita politica con le dimissioni dalla Camera nel novembre 1999, salutata da un lunghissimo applauso.
Pochi giorni dopo, il 4 dicembre 1999, muore a Roma. I suoi funerali di Stato, celebrati con rito civile secondo le sue volontà, la vedono sepolta presso il Famedio del PCI (Partito Comunista Italiano) nel Cimitero del Verano.

Passeggiando per Reggio Emilia, la figura di Nilde Iotti rimane viva nella memoria della città che l’ha vista nascere: dai luoghi della sua infanzia alle vie della politica cittadina, il suo percorso racconta la storia di una donna che ha trasformato la passione per la propria comunità in un impegno civile e nazionale senza pari.

La ragazza dalle spalle larghe