
Lelio Orsi
(1511-1587)
Lelio Orsi è uno dei protagonisti più originali del Rinascimento emiliano e rappresenta una figura centrale per la storia artistica di Novellara, città con cui mantiene un legame profondo per tutta la vita.
Nasce a Novellara nel 1511 e cresce all’interno dell’ambiente raffinato della corte dei Gonzaga: il padre è Capitano della porta del Castello, e questo contesto privilegiato gli permette di entrare presto in contatto con una cultura vivace e colta.
La sua formazione si arricchisce anche grazie ai viaggi e ai soggiorni a Mantova, dove osserva da vicino le opere di Giulio Romano, che influenzano la sua evoluzione stilistica.
Inizia giovanissimo la sua attività artistica lavorando nella Rocca di Novellara e probabilmente al progetto del Casino di Sopra: già nel 1530 viene definito “maestro”.
Nel 1533 realizza un fregio nella canonica del Castello di Querciola, considerato la prima testimonianza pittorica nota in territorio reggiano.
Dopo aver lavorato anche a Reggio Emilia – dove realizza, tra le altre opere, le pitture esterne della torre dell’Orologio in Piazza del Duomo – nel 1546 è costretto a fuggire perché ingiustamente accusato di complicità in un omicidio.
La sua innocenza viene riconosciuta solo anni dopo, ma nel frattempo trova rifugio e protezione a Novellara, dove diventa per circa quarant’anni l’artista di corte dei Gonzaga.
Dal 1563 si apre la fase più intensa della sua attività: Orsi contribuisce in modo decisivo alla trasformazione della Novellara rinascimentale, lavorando come pittore e architetto.
Disegna il centro storico, progetta la Chiesa di Santo Stefano, il secondo piano e il loggiato della Rocca, oltre ad alcune abitazioni cittadine, lasciando un’impronta urbanistica e artistica ancora oggi riconoscibile.
Continua a lavorare anche a Reggio Emilia fino alla metà degli anni Ottanta.
Muore in patria il 3 maggio 1587, ma la sua eredità è ancora viva: i suoi disegni e dipinti sono conservati nei principali musei del mondo, mentre a Novellara restano le sue architetture, i fregi e il ciclo pittorico del Casino di Sopra, oggi custodito nel Museo Gonzaga.