Filippo Re (1763-1817) è uno dei protagonisti della rinascita agricola tra Settecento e Ottocento.
Fin da giovane coltiva una grande passione per la natura: il giardino della sua casa si trasforma presto in un vero e proprio laboratorio botanico, dove studia le piante e i loro processi vitali.

Grazie alle sue ricerche sulla fisiologia vegetale e sull’alimentazione delle piante, contribuisce in modo decisivo all’innovazione dell’agricoltura del territorio.
La sua competenza lo porta a insegnare botanica e agronomia prima al liceo di Reggio Emilia e poi all’Università di Bologna, dove viene nominato professore per volontà di Napoleone Bonaparte e ricopre anche la carica di Rettore.

Nonostante le numerose proposte ricevute da importanti atenei italiani, Filippo Re sceglie di restare legato all’Emilia, accettando la cattedra presso l’Università di Modena.
Con le sue ricerche in campo agrario contribuisce in modo determinante alla diffusione di nuove conoscenze agricole nel territorio.
Le campagne reggiane e le proprietà di famiglia diventano per lui un vero e proprio campo di sperimentazione, dove mette alla prova tecniche innovative che modernizzano l’agricoltura locale.

Filippo Re non è solo uno studioso, ma un protagonista della vita culturale reggiana: le sue ricerche sostengono la rinascita dell’agricoltura locale e gli valgono il titolo di “principe degli agronomi”.
Passeggiando oggi per la città, è possibile ritrovare le tracce della sua presenza: dalla casa natale in via Fontanelli, ricordata da una lapide, fino ai Musei Civici, che conservano il suo prezioso erbario, testimonianza concreta del suo lavoro scientifico.

Visitare Reggio Emilia significa quindi anche ripercorrere le tappe di questo grande scienziato, tra storia, natura e tradizione, alla scoperta di un legame autentico tra uomo e territorio che racconta ancora oggi il valore della terra.