
Ferruccio Tagliavini
Ferruccio Tagliavini (1913-1995) nasce a Villa Cavazzoli, nella provincia di Reggio Emilia, e diventa uno dei più celebri tenori lirici italiani del XX secolo.
La sua carriera internazionale porta il repertorio dell’opera italiana ai massimi livelli, ma il legame con la sua terra rimane forte e vivo.
Fin da bambino vive a Barco, piccolo borgo reggiano, dove coltiva la passione per il canto nella chiesa locale, guadagnandosi presto il soprannome di “piccolo Caruso” per la qualità naturale della sua voce.
A Reggio Emilia frequenta l’istituto musicale Achille Peri, ricevendo le prime lezioni di canto e iniziando il percorso che lo porta a calcare i più prestigiosi palcoscenici del mondo.
All’età di ventiquattro anni partecipa a un concorso di canto a Parma, vincendo una borsa di studio che gli permette di iscriversi al Conservatorio Arrigo Boito.
Nel 1938 vince il Concorso Nazionale di Canto Lirico indetto dall’Opera nazionale del dopolavoro e frequenta un corso di perfezionamento presso il Teatro Comunale di Firenze.
Il 27 ottobre 1938 debutta a Firenze ne La Bohème, ottenendo subito un grande successo.
Nello stesso anno esordisce alla radio in un concerto Martini & Rossi e l'8 febbraio 1939 alla Fenice di Venezia ne Il Campiello, accanto a Margherita Carosio e Magda Olivero.
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale inizia a esibirsi anche all’estero, diventando il primo tenore italiano scritturato dai teatri americani: a Buenos Aires con Tosca, al Metropolitan Opera di New York (dove si esibisce regolarmente fino al 1955) con La Bohème, alla Royal Opera House di Londra con la stessa opera e all’Opéra di Parigi con Un ballo in maschera.
Si ritira dalle scene operistiche il 21 luglio 1970 al teatro romano di Benevento con L’elisir d’amore, mentre il 20 maggio 1981 conclude le esibizioni alla Carnegie Hall di New York con L’amico Fritz, la sua opera preferita.
Accanto alla carriera teatrale, Tagliavini porta avanti anche quella cinematografica.
Nel 1941 approda al cinema con Voglio vivere così, pellicola diretta da Mario Mattoli, cantando l’omonima canzone di Giovanni D’Anzi e Tito Manlio, che diventa un suo cavallo di battaglia.
La carriera cinematografica continua fino alla fine degli anni Cinquanta, con otto film tra genere comico-brillante e film d’opera, incluso Anema e core, con un risvolto autobiografico che mette in luce il suo talento naturale.
A Reggio Emilia riceve importanti riconoscimenti, come il premio Agis BNL “Una vita per il teatro” nel 1988, durante un galà al Teatro Municipale “Romolo Valli”, celebrando il suo straordinario contributo alla lirica.
Nonostante il successo mondiale, trascorre la vecchiaia in povertà e solitudine, costretto a vivere nella casa per anziani Villa Ilva di Cavriago, dove per molti anni viene aiutato con un assegno mensile da Luciano Pavarotti.